Cara Roberta. Lettera 1
Caro Christoph, è un’incontro al quanto singolare il nostro.
Nella sua qualità possiamo farlo diventare un avvicinamento nel tempo, una congiuntura di lingue. Mi sembra di poter aggiungere anche, che la sensazione è quella di una nostra responsabilità di interpretazione di questo momento così particolare.
Ecco allora che le vie di comunicazione ritornano all’epistolario, le nostre osservazioni, le considerazioni che confluiscono l’una nell’altra nella profondità delle sensazioni. Nel nostro piccolo io credo, ci riusciremo.
Così tu mi racconti di primi paesaggi appena fuori dalla finestra. L’equiseto di cui tu mi parli, lo vedrò appena tra due mesi, nel bosco che frequento, seppure questo tempo ora, sia così uguale nelle sue misure e per ognuno di noi. Sta in una sospensione dell’esterno succedere.
Cammino. Il bosco sembra ancora di più un luogo remoto, molta neve e pochi farfari intorno, sono solitudini primaverili quando l’inverno qui dà prova di andarsene. Se i farfari si presentano è tempo. Molto più tardi la primavera alpina presenterà un tripudio di colori e sarà un bel vedere. Guardo, osservo e lascio che il silenzio nuovo di ora si presenti nella sua drammatica totalità, al fine di poterlo raccontare nelle mie riflessioni, nel frattempo, dopo e forse.
Sono sempre partita da un plurale di silenzio, ogni volta che l’ho preso in considerazione per un componimento. Ora si è unito, costituisce un insieme, è diventato omogeneo, solidale. Sta in concordanza con l’intero modo di pensare, di sentire o di agire. Non mi piace, lo subisco, è così uguale dappertutto che mi è diventato avverso, perché si presenta unicamente in qualità di una rispettosa osservanza. Un sibilo sordo che intima il tacere.
Mi scrivi, l’Italia, un modello tragico, in tedesco “Italien als tragische Blaupause”. Concordo sulla tragicità del momento, non invece sul fatto che sia stata presa a modello. Poche settimane fa, intorno all’Italia impegnata a combattere il virus si sollevava una cortina di ferro, mentre ogni altro governo, lentamente, troppo lentamente rispondeva in modo diverso all’epidemia, senza prendere d’esempio questa povera terra che ha prima dovuto capire con cosa si sarebbe confrontata.
Dopo invece, nel tempo successivo. Saremo posti, tutti quanti e senza alcun modello, di fronte ad una domanda esistenziale unica. Questa rigenerazione improvvisa dell’unità, l’isolamento collettivo che ha messo in moto un organismo unico, ci hanno portati ad un patriottismo di urgenza, facendo di me e di te un noi che ci metterà a confronto dentro, lì dentro nella gerarchia dei valori.
A presto, roberta.
CARA ROBERTA. ist ein Kooperationsprojekt des Literaturhauses Liechtenstein und Literatur.ist


